Perché?

5927067154_41809fa50d_b

Come è nato, Automind questo sito di informazione indipendente. Beh, bisogna fare un salto nel passato a quando si portavano i pantaloncini corti. Nel nostro caso attorno al 1970.

Di famiglia, editori, artigiani e con le mani sempre nella carta stampata, un vizio nato per voglia di comunicare, di scrivere il pensiero e di condividerlo con il mondo intero, se possibile. E la passione quella dei motori, delle automobili in genere. Si faceva la gara a capire dal muso di che modello si stesse parlando; faro singolo BWM 316, faro doppio 320i. E senza scritte? Alfa 6 turbodiesel marmitta a trombone, doppio, a rampino il V6. La prima macchina una A112, bianca, usata e rimessa a nuovo. Che tempi ragazzi. E gli anni passano, si inizia a giocare con i roll bar e i sedili con cinture a 4/6 punti, poi si passa dall’altra parte della barricata; si fanno gli articoli sportivi delle gare domenicali e poi…. ci si trova seduti su una macchina da testare, che emozione. La prima ufficiale fu una Lexus RX300, in Spagna, accompagnato da un mostro sacro del giornalismo d’avventura, Guido Marchini. Auto, Suv, fuoristrada e poi addirittura motoslitte, moto d’acqua, atv, quadricicli, agricoli e qualche escursione sulle due ruote, altro amore viscerale. Poi arriva il tonfo di un mercato, malato, irrazionale, assurdo. I Suv di grande cilindrata prima spopolano manco fossero delle utilitarie e poi, come per magia, spariscono con modalità più o meno curiose; non sta a noi indagare. Come quando si fa una bella mangiata e ci si ingozza, poi non contenti ci si strozza poi arriva il bicarbonato e la purga. E il cinema dell’Euro 1, 2, 3 e compagnia bella? Vogliamo ricordarlo? Un gabolone gigante pur di vendere auto. “Venghino sioriiii, non siam qui per vendere, bensì per regalare”…così sono soliti dire i professionisti della bancarella. Dal 1997 al 2009 il mercato interno garantiva una media di due milioni e duecentomila vetture vendute nuove per anno solare, poi la caduta via via sempre più verticale. Nel 2013 la quota del nuovo era arrivata a un milione e trecentomila vetture (!!!!), proprio più meno come il 1970. Poi la nausea. Il mercato collassa, i concessionari saltano, le case automobilistiche cambiano rotta alla velocità della luce, operano un downsizing delle cilindrate (non dei prezzi) e si raccolgono le macerie.

Pausa di riflessione, modello, “fermate il mondo, voglio scendere”; l’ambiente dell’informazione motori è andato a picco insieme al mercato, manca la pubblicità, manca la benzina. Bisogna tornare indietro, non perdere l’obbiettivo, essere chiari e lineari, senza peli sulla lingua, senza denigrare. Se un auto fa schifo, fa schifo, se i pezzi di ricambio costano cari, costano cari, ma se sono convenienti, bisogna dirlo.

Markette urlava a gran voce il buon Chiambretti; ecco, è venuto il momento di finirla….

E noi vogliamo provarci.

Prima di finire, il perché di tutto questo? Semplicemente perché la mente ora è sgombra; lo scrivere diventa un divertimento, prima non lo era più; e poi c’è la voglia di ripartire di capire nuovamente il mercato in tutte le sue sfaccettature, visto possibilmente dal marciapiede, quando si passeggia, quando si cazzeggia e quando la mente vaga. Ed è li che si notano le cose. Noi esseri umani siamo fatti così’. E quindi nella ricetta ci si mette un bel po’ di passione, un po’ di competenza nel mondo dei cilindri e pistoni, un pizzico di sfrontatezza, ma tanto senso critico e autocritico, il tutto bidirezionale. Ma soprattutto ascoltare sia l’uomo della strada, che, chi si danna l’anima a cercare di fare dei buoni prodotti o semplicemente dei prodotti. Noi intendiamo sfogliare la cipolla, sotto ogni strato c’è qualcosa di diverso. Non limitiamoci all’estetica.

Prima finire un grazie a Sonia e Loriano per aver indicato la via e alla famiglia che sopporta i voli pindarici…

Francesco Mangia