Il mercato che verrà, come sarà?

Il mercato cosa ci riserverà per il futuro, come sarà? Il mondo dell’amata auto ha avuto un periodo transitivo veramente violento, turbolento e alle volte incomprensibile. La nostra fortuna, se così possiamo dire, sta nella capacità innovativa in mano alle aziende costruttrici che hanno fatto salti mortali per adeguarsi al mercato in continua evoluzione. Le parole d’ordine sono: risparmio energetico, consumi minori. Ed effettivamente i passi da gigante sono stati fatti. In campo energetico, parlando di propulsione alternativa o ibrida, come le si vuol chiamare, si è assistito ad un’accelerazione davvero decisa. Solo un paio di anni fa l’ibrido sembrava un discorso riservato solo a Toyota che ha avuto il pregio di percorrere questo tipo di tecnologia; i risultati sono arrivati, ponendo la casa giapponese in pole position. Ma io una domanda me la sono fatta. Considerando che a livello prototipale le auto del futuro viaggiano per strada almeno 5 anni prima di essere messe sul mercato, come mai nel corso del 2016, le ibride (e le elettriche) sono spuntate come i funghi? Una chiave di lettura può essere che le auto erano già pronte, ma non essendo certi del successo sul mercato, erano imboscate in attesa di capire dove si andava a parare. Non si spiegherebbe altrimenti la velocità di lancio e di vendita di alcuni modelli. Come già spiegato nel nostro articolo sulle ibride a livello tecnologico ci sono differenze molto marcate. Chi posiziona il “motore” elettrico direttamente sulla trasmissione, chi sulle ruote, chi invece direttamente a ridosso del propulsore. E poi ci sono le elettriche, ancora in cerca di una collocazione e le care e vecchio auto a carburante classico che ancora oggi rappresentano il vero mercato.

Vediamo insieme di analizzare per punti la situazione.

Auto tradizionali. Al momento le auto a gasolio e benzina (gennaio/novembre 2016) rappresentano rispettivamente il 57,3 e il 32,7%, quelle alimentate anche a GPL e Metano il 5,5 e 2,4% (in caduta libera a -17 e -30,7%). Totale della storia 97,9% del mercato. Il resto è delle ibride ed elettriche. Il parco circolante nel nostro paese è (aggiornamento al 31.12.2015) grosso modo di 35.795.000 vetture ripartite come nel grafico seguente (fonte UNRAE).

Automind parco-circolante-al-2015

Venti milioni sono nella fascia Euro 4, 5 e 6, sei milioni abbondanti Euro 3. E quindi? Quindi chi ha la fascia “pulita” non cambierà di certo l’auto, chi invece è in quella inferiore quasi sicuramente non ne ha la possibilità (parliamo di auto di 10 anni) e gli Euro 1 e Euro 2 (quasi quattro milioni) cosa devo dirvi? D’altronde il mercato è stato riempito ben bene negli anni addietro, sull’onda del consumismo, della rottamazione, del “voglio ma non posso” e adesso chi cambia l’auto? Il 2016 ha registrato un buon aumento rispetto al 2015; ci mancherebbe altro; il venduto è andato a picco con l’ecatombe registrata nel 2013 (poco più di un 1.300.000 vetture), quindi la tendenza verso il paio di milioni sembra a portata di mano. Ma le vendite sono ancora drogate, i prezzi delle auto farlocchi (leggete il nostro articolo al riguardo), gonfiati per far finta di ritirare gli usati (e la speranza di farli sparire dalla circolazione), in più, il super ammortamento del 140% ha aiutato le società ad investire sull’auto.

Auto ibride. Al momento sono il 2,1% del mercato italiano; dato poco significativo, anche se in poderosa crescita (+47,7); l’offerta ha subìto una decisa accelerazione durante il 2016, grazie all’introduzione di nuovi modelli. Oltre Toyota, da sempre sulla cresta dell’onda, si è aggiunta Kia con Niro e Optima e Hyundai con Ioniq che hanno dimostrato di generare un certo impulso positivo al mercato. Anche le altre case si sono mosse, ma il target di clientela decisamente più alto ne limita le prospettive di crescita. Bmw, Mercedes, Lexus, gruppo Volkswagen, Volvo stanno investendo risorse e tecnologie d’avanguardia, ma il prezzo al pubblico non è certo da grandi numeri. Ma mi domando e le piccole? Perché non dotare anche le cosiddette utilitarie di propulsione ibrida e contenere magari il prezzo al di sotto della soglia dei ventimila euro? Al momento tutto tace.

Auto elettriche. Allacciandomi al discorso precedente, il perché della non offerta di mezzi compatti ibridi potrebbe essere ricercato nella volontà di spostare il mercato in quello 100% elettrico. Questo potrebbe avere una logica prettamente cittadina. Ma, forse, per le città, bisognerebbe ipotizzare l’utilizzo di mezzi alternativi; i pubblici (e qui parliamone), la biciclette e le care vecchie scarpe. A quel punto a cosa servirebbero? In Europa ci sono città come ad esempio Amsterdam che stanno “elettrizzando” il parco auto, quindi basta averne la volontà e superare gli scogli politici e si potrebbe fare decisamente di più. Opel ha recentemente lanciato Ampera-e, Nissan sta spingendo decisamente sull’acceleratore con Leaf e sarà a pieno regime con l’innovativo motore e-Power che offre un piccolo motore a benzina che ricarica le batterie in maniera autonoma. Dello stesso avviso Bmw che ha da tempo a listino la i3 compatta, avveniristica e molto piacevole, ordinabile anche in versione Range Extender con un piccolo propulsore a fare da supporto alle batterie. Anche Renault è decisamente della partita con la piccola Zoe e il quadriciclo Twizy che ha rotto gli indugi qualche anno fa, riscontrando un discreto successo tra i giovani. E poi c’è Smart, Tesla, Citroen e man mano tutti gli altri costruttori che si avvicinano a questo tipo di prodotto.

Concludendo. Le ibride mi piacciono, permettono di viaggiare senza patemi d’animo, inquinano meno e sono l’alternativa più realistica allo stato attuale delle cose. Vedremo poi cosa succederà man mano che le batterie si esauriranno e partirà il cinema dello smaltimento. Ma d’altronde ci sarà sempre qualcosa da smaltire, a meno che non si torni all’epoca delle caverne. L’elettriche? Mah, si belle, ma viaggiare a lunga gittata, non se ne parla, ci sono i treni e gli aerei e in città sarebbe ora che le amministrazioni iniziassero a pensare ai tram su rotaia o a bus elettrici ed eliminare quelli “a legna” che circolano in alcune aree urbane, davvero anacronistici. Parlando poi di autonomia, fatevi un bel giro in città prima di acquistare un auto elettrica e, verificate con il vostro stile di guida, quanti chilometri effettivamente riuscirete a percorrere. Oppure optate su quelle che hanno un piccolo motore di supporto, in modo tale da non rimanere per strada. E poi ci sono le stazioni di ricarica ancora piuttosto latitanti. Immaginatevi il classico pensionato di mezza età che collega la prolunga del balcone per ricaricare l’auto sulla linea dove magari sta andando il forno a microonde o la lavatrice. Noi italiani in questo siamo degli artisti.

E per finire. Fiat o meglio il gruppo FCA (Fiat, Alfa, Chrysler, Jeep, Dodge eccetera) cosa sta facendo? Pare in attesa alla finestra. Non crede nel progetto, è indietro con la tecnologia? Non credo proprio. Forse la loro filosofia è più che reale e attuale, identifica perfettamente il momento contingente. Le bocce sono ancora tutte in movimento, quindi tanto vale usare il vecchio adagio: va avanti tu, che mi scappa da ridere..

Buon anno a tutti.

Francesco Mangia